CUOR DI NORVEGIA

di Davide Sapienza

"Siamo un paese fortunato", dice Eirik: "la più importante riserva wilderness d'Europa a portata di mano: per noi è normale vivere la natura, stare all'aria aperta, anche durante i primi mesi dell'anno, in pieno inverno".

Eirik Bræin Gikling, è un produttore di eventi culturali e di questa wilderness ama con trasporto le opportunità che può offrire per non sopire l'immaginario e percorrere la propria storia come una grande distesa di avventure da attraversare e assorbire. Eirik viveva a Vadsø nel Finnmark (la terra dei Sami, la regione più a nord del paese, un territorio sterminato con soli 70.000 abitanti) quando creò Polar Spectacle che culminerà con un'opera teatrale dedicata al geniale, tenace ingegnere aeronautico ed esploratore italiano Umberto Nobile, in scena per la prima volta nell'autunno di quest'anno. 

L'idea nacque per coinvolgere la comunità del Varangerfjord, luogo di storici incontri tra finlandesi, Sami, russi, e naturalmente norvegesi, ma anche per unire differenti angolazioni geografiche, culturali e sociali. Il remoto Finnmark ("fine della terra") ospita infatti eredi italiani delle due soste che Nobile fece con il suo equipaggio a bordo dei dirigibili Norge (quello che sorvolò per primo il Polo Nord) e Italia proprio a Vadsø, nel 1926 e nel 1928.

Con questo sguardo dal remoto settentrione d'Europa, confrontando i diversi atteggiamenti verso il proprio territorio e quello che esso rappresenta per 'immaginazione e la cultura di un popolo locale, assieme ad Eirik si discusse di come unire in un incontro ideale due mondi lontani sul terreno della wilderness (nel 2004, Polar Spectacle invitò la cantautrice Cristina Donà per un concerto nel quale utilizzò musicisti norvegesi, proprio per siglare questo incontro di culture): "perchè non vieni a fare una traversata nel cuore della Norvegia duante l'inverno?", propose: "vedrai  come viviamo la nostra terra, qual è il suo ruolo nelle nostre vite quotidiane e nel tempo libero: chi viene da fuori o vuole compiere imprese, che per noi sono invece la normalità, oppure  identifica tutto con Capo Nord, i Fiordi, le Isole Lofoten...".

Dopo aver visitato più volte la Norvegia, partecipato a spedizioni come quella di Renato Da Pozzo "Tra I Sami Ai Confini Del Mondo" (dove fu condotto un esperimento sulla privazione del sonno da parte della Clinica Del Sonno nel 1997) la wilderness, il grande nord, la neve e le traversate, mi sono sembrati frutti maturi da frullare nel lavoro di scrittore, per trasformare un'idea semplice in una storia da condividere, perché chiunque lo desideri possa viverla in totale libertà.

La proposta di Eirik si realizza in una maestosa cavalcata di fine febbraio con i leggeri sci nordici nell'affascinante parco nazionale Dovrefjell-Sunndallfjella: "ho scelto il centro del paese perché nel cuore della Norvegia possa avvenire un incontro ideale", mi disse Eirik durante la preparazione del viaggio. Vivere la Norvegia da norvegese diventa il motto del viaggio, un modo per lasciar scorrere il tempo e gli avvenimenti, preoccuparsi solo di preparare lo zaino, stabilire le date dei voli e concentrarsi sulla terra promessa.

In poche ore di volo dall'Italia si giunge prima a Oslo e poi a Molde, e dopo un centinaio di chilometri si giunge a Sunndallsøra. Eirik è nato qui e il mattino seguente siamo di nuovo in strada per Kongsvold, una località sulla strada nazionale nella vallata chiamata Drivdalen. Il cielo azzurro e terso ci accompagna sotto un ponticello in legno: da qui ogni anno partono molte persone dirette nel parco, nelle montagne del Dovre.

Ma facciamo un passo indietro. I norvegesi sono un popolo che nell'outdoor dei mesi freddi ha modellato un'identità nazionale, sin dai tempi del grande esploratore polare Fridtjof Nansen: "La maggioranza di chi viene sin qui gira su un bus turistico tra  i fiordi o si concede l'esperienza sul traghetto costiero Hurtigurten. Vedi i paesaggi ma non percepisci lo spirito che li anima e che ci avvolge: per un norvegese la natura entra sotto la pelle e ci resta, dettando con chiarezza i suoi messaggi ".

Eirik sta per inaugurare un'iniziativa destinata a creare un precedente, tanto che l'associazione governativa Innovation Norway (presente anche in Italia) ne ha finanziato la creazione. Prima di lanciare Farout (www.farout.no), per alcuni anni ha provato a capire come legare la propria immaginazione alle diverse abilità outdoor che lo contraddistinguono. La scelta del Dovrefjell-Sunndalfjella, ha privilegiato un luogo simbolico, uno di quei tesori dell'immaginario che, come scrive Barry Lopez in Sogni Artici, è un "paese della mente".

La traversata si compie in una settimana, con  alloggio nelle confortevoli hytte aperte tutto l'anno, dove il viandante può scaldarsi con stufa Jotul e legna, nutrirsi e riposare, lasciando alla fine un contributo stabilito da un tariffario esposto nei locali. In estate si viaggia ovviamente più leggeri e l'esperienza può dunque offrire risvolti differenti per scoprire questo mondo di meraviglia, una grande riserva naturale di fantasia e benessere interiore.

Eirik conosce bene le vicende climatiche di questo universo: "in questa terra si incontrano le correnti di nordovest e la luce che sale da sud ", mi spiega. Poi, per sottolineare il legame con la terra, aggiunge: "uno straniero deve provare un viaggio in inverno per capire come abbiamo trasformato questa stagione da duro tirocinio nel buio e nel freddo a un'opportunità per riscoprire noi stessi".

La Norvegia  in inverno è un diamante da scoprire.  A fine febbraio la luce profonda, pulita e benevola bacia la terra e i suoi abitanti con forza e convinzione: essa lascia percepire le meraviglie del risveglio di fine primavera ed è incredibile come si riesca ad essere lontani dal mondo di ogni giorno, senza esserne distanti geograficamente mille miglia.

Il Dovrefjell-Sunndalsfjella Nasjonalpark, tra le regioni dell'Oppdal e del Møre og Romsdal, non è però un luogo qualsiasi: quando nel 1814  i membri del primo parlamento norvegese giurarono a Eidswoll fedeltà a una delle costituzioni più riuscite al mondo, affermarono: "rimarremo uniti e fedeli sino al giorno in cui le montagne del Dovre cadranno". Fu così che le vallate e le oltre cinquanta cime di questa wilderness intatta divennero le montagne nazionali di una patria fondata sul rapporto con la geografia e la natura, piuttosto che su battaglie e conquiste. E infatti gli eroi nazionali sono gente come il visionario esploratore e ambasciatore Fridtjof Nansen; il grande e cupo esploratore Roald Amundsen; il tormentato Edward Munch; il malinconico Edvard Grieg; il drammaturgo Henrik Ibsen. Persino quando il paese si staccò dal regno di Svezia, nel 1905, lo fece senza spargimenti di sangue. Ibsen, nell'allora incompreso Peer Gynt del 1867, il protagonista torna in patria alla fine di una vita scapestrata per subire il rimprovero del Vecchio di Dovre.

In questo cuore di nord, la morfologia è selvatica e si distende come un grande oceano lattiginoso e ondulato attorno alle numerose vette (che toccano anche i duemila metri) e agli infiniti laghi. La prima giornata ci conduce al rifugio Reinheim, in una conca ai piedi del massiccio montuoso che culmina ai 2286 m del monte Snøhetta (Calotta di Neve). E' questa la Norvegia dei norvegesi, che nei luoghi remoti hanno reso possibile la presenza dell'uomo: il calore per non sentirsi mai troppo lontani da casa.

Mi emoziona ripensare a come mi ero immaginato questo territorio interno, mentre alcuni anni fa percorrevo il Drivdalen in bicicletta durante la Trondheim-Oslo, la famosa Styrkeprøven, evento annuale di portata nazionale per i norvegesi, che si svolge nel primo weekend d'estate. Dalle due ruote ai due sci, così leggeri e importanti per scivolare liberi in un tuffo silenzioso verso la wilderness, il tempo si assottiglia e scompare nell'orizzonte senza confine.

Oslo è 400Km a sud, il circolo polare dista mille chilometri e so che tra ghiottoni e volpi artiche, aquile  e renne selvatiche, l'unico luogo dove abita il moskus, il bue muschiato, in Norvegia, è proprio quest'area. La nostra meta è Grødalen, circa 100 Km di saliscendi tra i 900 e i 1800 metri. Per secoli, la gente ha attraversato le montagne del Dovre spostandosi dal Trøndelag verso la zona sudorientale del paese. Più a nord, a Trondheim, Nidaros è stato il trono sul quale si sono succeduti diversi regnanti, facendo di questa cattedrale la meta di pellegrinaggi che continuarono per cinque secoli. I viandanti percorsero questi lunghi sentieri per pregare sulla tomba di San Olav, e visitare la regione del Trollheimen ("la patria dei Troll").

Sotto gli stessi cieli si compie il nostro pellegrinaggio all'ovest, attraverso cattedrali naturali di bianco splendore. Su questa immaginaria linea di confine, la natura, la cultura e gli animali abbozzano, come il vento che ti porta dall'immaginazione al desiderio, regalandoti colori densi per una tela dove delineare la propria rotta con calma. Eirik mi dice, "non ti garantisco che vedrai i moskusen - sono passato diverse volte qui, ma non li ho mai visti": come la reinsdyra, la renna selvatica, sono difficili e diffidenti.

Poi, a circa un chilometro, su un versante opposto al nostro, ecco diversi punti neri sulla neve bianca: sono loro. Proseguiamo meravigliati, e sei esemplari sono a meno di duecento metri da noi. Le loro tracce nella neve sono sorprendentemente leggere. Ci guardiamo con complicità: sappiamo adesso che il viaggio è iniziato.

Sono passati solo due giorni, quando raggiungiamo Salhobu, una meravigliosa e minuscola baita incastrata tra vallate che sono come le quinte di un teatro. Per arrivarci, abbiamo percorso circa 15Km in una distesa bianca che sembrava danzare nell'occhio: "non lasciarti ingannare, più avanzi, più la meta sembra sfuggire. Questa è la zona dove a settembre, quando si apre la breve stagione della caccia, vengo con alcuni amici e mio padre a cercare questi silenzi e la parte più prelibata delle mie cene, sino alla prossima stagione", mi racconta Eirik durante una sosta. Siamo fermi in mezzo a uno sfuggente mistero infinito. Seduti sui grandi zaini, con un caffè caldo tra le mani e  la sensazione di essere nel luogo perfetto.

L'amico del Nord mi ha preparato una sorpresa: superata una grande scogliera di neve e balzati su un ventoso plateau indimenticabile, la vista scatta verso una vastità imprendibile: sembra l'Antartide che ho sempre immaginato. Pendenza costante e lenta, lasciamo correre gli sci, ci rilassiamo, chiudiamo gli occhi per alcuni preziosi attimi, sino al Torbuvatn, bellissimo lago ghiacciato sulle rive del quale Eirik ha una piccola baita. Non lontano, altre hytte e un rifugio come quelli che abbiamo utilizzato per alcuni giorni.

La legna, la sistemazione dello zaino, una pausa di due giorni tra luci livide e potenti dell'alba, tramonti lunghi e ammiccanti, neve e ancora neve sotto il cielo blu. Mi pare che l'Incontro sia avvenuto, che questa minuscola casa di legno, illuminata dalla luce di un sole potente, avvolta dal calore di un silenzio saggio, siano elementi capaci di aprire, quei canali percettivi che l'uomo farebbe bene a non incrostare mai.

Farout, mi spiegherà Eirik, significa per lui proprio questo: lontano e fuori. Proprio dove ci siamo incontrati. Lontano e fuori. Nel cuore segreto della nostra vecchia Europa.

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